Cantastorie....
Io non sono un grafomane. Faccio molta fatica a scrivere, a riempire la pagina bianca, la guardo, la fisso, fumo sigarette su sigarette, ma lei rimane bianca, non si riempie. Forse mi considero di più un cantastorie, di quelli con il fez in testa e un bastone in mano che di solito li trovi nei saloni da tè pieni di fumo, gremiti di gente e tutti i giorni, sempre alla stessa ora, comandano silenzio sul pubblico in attesa di un racconto per poter così evadere dalla quotidianità, tutti hanno bisogno di scappare: anche io e così mi racconto storie da solo. Manovro i racconti con i gesti, li rigiro con iperbole e barba-trucchi - l'iperbole e il barba-trucco presuppongono la "buona fede" di chi la usa: non si tratta, infatti, di un'alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.Guardo i miei ascoltatori, li fisso e ognuno ha un'espressione diversa sul volto, ed è proprio qui che mi diverto: l'esperienza mi ha insegnato a capire, a leggere i loro volti le loro espressioni, capisco subito chi è quello che creerà problemi e quello che è preso dal racconto e crede a tutto quello che io gli dica... Calvino dice: "chiunque si metta su una strada che non è la sua scrive cose in cui non si può riconoscere nessuna delle sue doti. A leggere chi va per approssimazioni, accumulando termini generici e imprecisi senza badare alla levigatezza della frase, soffro come una bestia." Anch'io soffro quando la frase non mi viene, o la parola che cerco è nascosta in mezzo ad un mare di altre parole che nuota libera e scappa via agilmente dalla rete del grafomane dilettante... Insomma, io non sono uno che di solito si mette a scrivere pagine e pagine di descrizioni e di eventi accaduti, a me piace dirle, mi piace parlare, sentire lo sguardo, il respiro del mio ascoltatore, vicino, di fronte a me...



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