Sunday, September 03, 2006

Il vecchio pescatore (un’amabile alzata di sopracciglio ai produttori di merda new age)

Ogni discorso di rinuncia suona ragionevole
-proverbio Quechua-


E mentre i rami del ciliegieto diffranggevano i primi raggi del sole come un prisma di cristallo, il vecchio pescatore sorrise al giovane viandante ed incominciò la sua storia.
Era successo tutto dieci anni prima.

Una mattina, la bocca ancora amara di bile notturna e di tristi pensieri, il vecchio pescatore era uscito dalla sua capanna. I suoi piedi nudi e induriti dai morsi delle meduse rimanevano insensibili agli sterpi e sassolini aguzzi del cammino che lo portava al ciliegio più alto del suo giardino.

Il vecchio pescatore teneva un’ascia tra le mani.

Attraverso le lacrime che lo accecavano, guardò per quella che credeva essere l’ultima volta il grande albero carico di frutti e di penosi ricordi, l’albero che aveva piantato sua moglie quando era ancora viva. Ogni ciliegia un sorriso dell’amata, una sua parola, una sua carezza.
Il pescatore tese l’ascia per abbatterlo, sperando che l’albero avrebbe trascinato nella sua caduta un po’ del lutto che opprimeva il suo povero vecchio cuore (del pescatore).

Ma invece di portare il colpo fatale, il vecchio tese una mano e raccolse una ciliegia.

Pochi minuti dopo il vecchio pescatore era di nuovo in casa, un ciuffo di ciliegie tra le mani irruvidite dallo strofinare delle sartie. Si fermò a guardare il giardino attraverso le tendine della finestra in cucina, altro struggente ricordo ricamato dalla moglie defunta (le tendine (il ricordo)). Preso da un’ispirazione occulta , il vecchio di nuovo tese la ruvida mano e avvicinò una ciliegia alla tendina di pizzo bianco.

La ciliegia rimase appesa alla tendina.
E di colpo un grande peso cadde dal suo cuore. E per la prima volta da anni, il vecchio sorrise al ciliegieto con le povere labbra tumefatte dai molluschi.

-Tutto qui il segreto della felicità?, domandò il giovane viandante perplesso.
-Tutto qui, rispose il vecchio pescatore.
-Ma se basta guardare il mondo attraverso un pizzo bianco con su appesa una ciliegia, come mai non lo ha mai fatto nessuno?
-Bisognava pensarci, rispose il vecchio pescatore.
Il giovane viandante scosse la testa.
-E’ impossibile. E poi come fa la ciliegia a rimanere appesa al pizzo?
-Prova, rispose il vecchio porgendogli una ciliegia.
Il viandante estrasse una mutanda femminile dalla sua bisaccia e, con mano tremante, vi accostò la ciliegia. La ciliegia rimase appesa.

E per la prima volta da mesi, nel cuore del povero giovane viandante ripresero a cinguettare le capinere.

-Ma dev’esserci una spiegazione!, gridò lui. Bisogna assolutamente fare uno studio fisiologico, uno studio psicologico, uno studio fisico, uno studio…
-La spiegazione forse c’è, lo interruppe il vecchio. Ma di certo non sarà uno studio fisiologico a trovarla, non credi?
-Ma come fare a trovarla allora?
-Forse l’unica soluzione, disse il vecchio, è raccontare questa storia. Si, aggiunse masticando lentamente una ciliegia con i denti ingialliti dai venti dei Caraibi, forse solo la coscienza collettiva delle centinaia di persone che sentiranno questa storia sarà in grado di analizzare questo grande mistero, allo stesso modo in cui le facce di un prisma di cristallo diffranggono i raggi del sole attraverso i rami del mio ciliegieto.

3 Comments:

Blogger Melinda said...

Kono e ga kakoii, Shaman. Really cool painting! It puts me in mind of Peru, though. Have you ever made it down to S. America?

2:05 AM  
Blogger Claude said...

:-D, Shaman!

When I read the post, being a twisted-minded old dame, I thought I would have used a fig rather than a cherry grove. See La fica e la figa, ereticoblog, Aug. 31, 2006:

Il termine fica deriva senz'altro da fico ma in taluni dialetti però la pianta del fico si declina al femminile la fica per l'appunto.

E veramente a volte fica indica anche il frutto del fico.

Però ecco: sono una twisted-minded old dame...

10:35 AM  
Blogger Melinda said...

hey shaman! where you been?

11:59 PM  

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